lunedì, 25 febbraio 2008

Non scrivo più.
Fondamentalmente perchè a nessuno frega quello che scrivo. Poi perchè l'unica persona che non doveva leggere il blog l'ha letto.
E la vita va in fretta e io fatico a starle dietro.
La convivenza è difficile, a volte pesante. Andare d'accordo è impossibile.

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categorie: pensieri, sfoghi
mercoledì, 07 novembre 2007

Perchè si sta assieme?
Se è vero quello che dice Crepet, che il legame familiare coniugato all'autonomia regge molto meno di quello storicamente combinato all'interesse economico-sociale, perchè ci ostiniamo e creare il nido che, una volta finita la fase dell'amore, diventerà stretto per entrambi?
E' forse vero che alla fine non siamo fatti per stare soli, e quelli che invece lo fanno sono un passo avanti a tutti?
O forse hanno solo paura di quella che è la normale vita?
Alla fine i miei genitori sono sposati da 40 anni perchè non avevano altra scelta, oppure dopo l'innamoramento e l'amore subentra un affetto che niente a che vedere con il resto e che ti mantiene accanto ad una persona per tutta la vita?
E chi non ci riesce ha solo meno forza o più coraggio a tagliare i fili di una storia dove non c'è più l'amore passionale? Sono forse persone che non riescono a vivere senza ilcuore palpitante? E noi possiamo forse contraddirle?
Mentre prepariamo casa mi chiedo se fra due-tre anni avremo sempre questa voglia di passare oltre le litigate su dove va sistemato il divano, se il suo lavoro sarà sempre al primo posto, se riusciremo a trovare un accordo su come indirizzare la nostra vita.
I dubbi che arrovellano la mente in questo periodi sono tanti, ma guardarlo sporco di vernice mi allarga il cuore come nessuna altra cosa al mondo.
Threadgoode ha svarionato alle 14:26 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, sfoghi
lunedì, 05 novembre 2007

Rabbia.
E' quello che provo in questi giorni.
Rabbia perchè mi faccio distrarre dalle cose stupide.
Rabbia perchè un ragazzino di 16 anni lotta tra la vita e la morte mentre io mi lamento di una parete non pitturata bene.
Rabbia perchè alla televisione mi devono dire con chi e quante volte l'ultima ragazza assassinata ha fatto sesso, creando gossip su una vicenda che di umano ha ben poco.
Rabbia perchè chiunque sia all'opposizione non ha mai niente di concreto da dire ma va avanti a soli slogan e a suon di "dobbiamo tornare alle elezioni", fregandosene di chi crede in loro.
Rabbia perchè chiunque sia al potere non fa mai niente di concreto salvo alzarsi lo stipendio e tentare di non andare alle elezioni, fregandosene di chi crede in loro.
Rabbia perchè non mi è concesso, a 31 anni, di essere atea perchè "io non ti ho cresciuta così".
Rabbia perchè più vado avanti, più mi vergogno di far parte del genere umano.
Threadgoode ha svarionato alle 21:43 | link | commenti
categorie: sfoghi
giovedì, 25 ottobre 2007

Quinto giorno Venerdì 10/08/2007

Il giorno della partenza. In realtà non saremmo stati in grado di camminare per altri 10 minuti e anche il terrore dell’aereo è ormai scemato. Penso solo a quanto voglio dormire. Partiamo presto ed arriviamo in aeroporto in perfetto orario. Il solito momento di terrore durante il decollo ma sono nettamente migliorata. Il volo è molto più tranquillo. Arriviamo a Firenze che quasi non me ne accorgo (più che altro sta male il Bimbo e sono preoccupata). L’aereo comincia a scendere in picchiata e tutti si girano ridendo a guardare il mio viso terrorizzato. C’è vento e quando l’aereo torna su e vira si sentono nettamente i colpi delle ventate. Alla seconda picchiata non vola più una mosca. Nessuno parla. Credo proprio di non essere più l’unica terrorizzata. Mi cominciano a sgorgare le lacrime e mi esce una frase del tipo “Ma perché non porta giù questo cazzo d’aereo????”
Torniamo di nuovo su e dopo qualche minuto le hostess annunciano che a causa del vento non possiamo atterrare e che dovremo arrivare fino a Pisa. Comincio a respirare e quando vedo il mare, il mio mare, mi rendo conto di essere a casa.
Il pilota ha comunque qualche problema nell’atterraggio visto che lo fa prima su una ruota e poi sull’altra. Ma non me ne frega nulla, finalmente posso poggiare i piedi sulla terra .
Il Bimbo mi guarda e dice “Cocca se questo era il viaggio d’andata mi toccava comprare un biglietto del treno per farti rientrare.”

Threadgoode ha svarionato alle 11:53 | link | commenti
categorie: parigi
lunedì, 22 ottobre 2007

Quarto giorno Giovedì 09/08/2007

Cerchiamo di svegliarci presto ma la situazione è veramente pesante. Ho avuto i crampi alle gambe tutta la notte e non riesco più a muovermi. Il letto è scomodo e il Bimbo russa. Ma riusciamo a partire e sempre meno baldanzosi ci rechiamo al Louvre. Dopo aver letto “Il codice da Vinci” sono curiosa di vedere le famose piramidi, ma a dire la verità, solo guardando dopo la cartina sono riuscita a capirci qualcosa. Compriamo il biglietto in un negozietto della metropolitana e per una volta non dobbiamo fare code.
Voglio vedere due cose in assoluto: la Nike e la Gioconda e non uscirò da quel museo prima di averle viste.
Tentiamo di stabilire un percorso e cominciamo con la Grecia classica ed il Bimbo sfoggia tutto il suo sapere tentando di decifrare il greco antico ma alla fine ci ritroviamo in mezzo ai marmi.
Mi muovo ammirando le statue (la mia passione) cercando di memorizzare ogni piccolo dettaglio di quella perfezione. Rimango di fronte ad “Amore & Psiche” incapace di capire come possa il marmo essere così leggero.
E mentre cammino sempre più estasiata, in mezzo ad una folla assiepata si erge lei, la Statua. L’opera più bella mai vista in assoluto.
La Nike di Samotracia.

Nike

Il mio scopo adesso è quello di studiare tutti i percorsi che mi permettano di tornare a vederla più volte possibile.
Camminiamo per i corridoi che sembrano non finire mai, ed arriviamo agli Egizi. Mentre il Bimbo studia gli strumenti musicali e le tavole che usavano per imparare a scrivere io fotografo i monili e tutte le attrezzature usate dalle donne (avevano persino le pinzette!!!).
Ma il tempo passa e dobbiamo tagliare il percorso quindi ci dirigiamo con passo sicuro verso la Gioconda. E siamo pure fortunati. Non c’è la solita fila e ce la possiamo rimirare senza problemi per quanto tempo vogliamo. Purtroppo è messa in maniera tale che è assolutamente impossibile poterla fotografare in maniera decente, quindi per chi non l’ha vista, si fidi delle mie parole.
È  S E N S A Z I O N A L E.
Da quando l’ho vista ho deciso che la Gioconda dovrebbe stare in Italia. È un quadro piccolo ma lo sguardo, anche se da lontano è enigmatico e pare seguirti in ogni punto della stanza. È come se la donna raffigurata guardasse proprio te e solo te in mezzo alla folla.
Ormai esausta passiamo al medio oriente ma siamo decisamente finiti e decidiamo quindi di uscire.
Attraversiamo i Jardins des Tuileries dove in mezzo a fontane che ospitano papere i bambini di Parigi fanno veleggiare barchette di legno per il loro divertimento.

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Passiamo da Place de la Concorde e andiamo verso l’Hôtel des Invalides ma ormai è tardi e non possiamo vedere la tomba di Napoleone.
Ceniamo con un panino e manca solo la cosa finale: la foto della Torre Eiffel illuminata!

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Threadgoode ha svarionato alle 12:39 | link | commenti
categorie: parigi
venerdì, 19 ottobre 2007

Terzo giorno Mercoledì 08/08/2007

La mattina ci svegliamo e sta piovendo. Avevo detto al Bimbo che Parigi ha un clima pazzo. Rimaniamo un po’ al calduccio ma alla fine la città ci aspetta ed arriva il momento di lasciare la stanza d’albergo per affrontare il freddo parigino.
Riprendiamo nuovamente il battello che ci porta al Museo D’Orsay. In realtà il museo una volta era una stazione ferroviaria, costruita alla fine dell’800 che ha rischiato più volte di essere demolita. Nel 1986 è diventata quindi un museo, anche se nel suo interno ci sono molti rimandi alla sua storia passata.
Ovviamente la fila è immensa (oltre due ore) e, come se non bastasse, comincia anche a piovere a dirotto e nessuno dei due ha uno straccio di ombrello che compriamo al volo dagli ambulanti che stazionano nei dintorni pronti a venderti qualsiasi cosa.
Il museo è famoso per la sua raccolta degli Impressionisti. In realtà a me i quadri non piacciono molto ma il Bimbo li adora anche se sento una fitta al cuore quando si ferma ad ammirare un quadro di Degas che ritrae una ballerina (magari prima o poi spiegherò anche il perché).
Lo scopo è la mostra di Cézanne ma scopriamo troppo tardi che i musei chiudono mezz’ora prima di quello che viene annunciato.
Il pomeriggio è ancora lungo e ci dirgiamo verso il Trocadero. Mentre guardo la cartina mi balena l’idea. Voglio vedere Montmartre. Appena scesi dalla metro ci troviamo dinnanzi una scalinata di cui non si vede la fine. Cominciamo a salire calmi calmi ma il cuore comincia sempre a battere più forte e il fiato è corto. Mentre sto per rigirarmi sento i tacchetti delle signore di fronte a noi che finalmente vanno in piano ed usciamo allo scoperto.
Il quartiere è completamente diverso dalla Parigi vista finora. Le strade sono strette, affollate. È tutto colorato ed io mi innamoro all’istante. La Basilica du Sacre-Cœur è semplicemente magnifica e per l’ennesima volta abbiamo una vista di Parigi da perdere il fiato.

IMG_2097Camminiamo per le stradine gremite di persone respirando un’aria bohemien ed arriviamo a Pigalle dove faccio entrare il Bimbo in un sexy shop (e non vedeva poi l’ora di uscirne). Ed infine eccolo lì, il posto dove volevo andare da quando siamo partiti: Il Moulin Rouge.

IMG_2107Stavolta va male, ma la prossima volta ci entrerò dentro. Uno spettacolo del Moulin Rouge lo devo assolutamente vedere!!!!
Sempre più stremati, con un panino di McDonald addosso ci trasciniamo verso la metro per goderci finalmente il meritato riposo.
Domani tocca al Louvre.

Threadgoode ha svarionato alle 23:45 | link | commenti
categorie: parigi
martedì, 16 ottobre 2007

Secondo giorno Martedì 07/08/07

Ci svegliamo un po’ tardi.
In fondo farsi a piedi quasi tutta la Torre Eiffel non è una cosa da poco e dire che eravamo distrutti è forse un eufemismo (anche se non sapevamo ancora cosa ci aspettava).
Facciamo colazione fuori dall’albergo (due caffé e due cornetti 8€) e quindi ci dirigiamo verso la Senna (ovviamente passando davanti alla mitica Torre), concedendoci però una capatina alla Ecole Militaire. Una volta arrivati al fiume c’è il Batobus che ci aspetta. In pratica un servizio di bus che sfrutta la Senna come mezzo di comunicazione e ti porta fino ai posti più importanti di Parigi. La nostra destinazione è Notre-Dame e dopo un’enorme fila (né la prima, né l’ultima) ci imbarchiamo. Passiamo il Pont de L’Alma (famoso grazie Lady D.), il Pont des Invalides, ma quello che attira la mia attenzione è il Pont Alexandre III con le sue bellissime statue ad ornarlo.
Una volta passato il Pont de la Concorde ci troviamo di fronte il fianco del Louvre, immenso, magnifico, la classe che si staglia su una città piena di sorprese e posti da togliere il fiato.
Ma ecco che davanti a noi si para l’isola della Senna, l’isola fatta a nave e le guglie della Cattedrale appaiono improvvise tra gli alberi innalzandosi come alberi maestri privi di vele.
Ed è di fronte a noi, bella, enorme, altissima e snella con i suoi rosoni e i suoi gargouille.
Purtroppo la cattedrale non è tenuta molto bene. Di lato ci sono alcuni pezzi, accatastati, probabilmente caduti, ma questa incuria la rende forse più affascinante, più gotica.
Dentro è buia, più piccola di quello che sembra ma in una saletta da un lato ci sono i tesori di Notre-Dame, pezzi preziosi che farebbero impallidire chiunque.

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Vorremmo andare sulle torri ma la fila ci scoraggia. Costeggia tutta la cattedrale e prevediamo di dover stare lì un paio di ore.
Decidiamo di dirigerci verso Piazza della Bastiglia. Ormai la Bastiglia è andata ma sulla strada si possono ancora vedere le pietre che ne delimitavano il perimetro.
Proseguendo sempre a piedi arriviamo finalmente agli Champs-Elysées, bellissimi. Persone distese a prendere il sole, fontane ovunque, addirittura il Wireless disponibile per poter navigare seduto in mezzo al verde. E poi i negozi!!!! Louis Vuitton, Cartier e il bimboi arrabbiato perché voglio infilare in ogni negozio, compreso il Planet Hollywood.
Arriviamo all’arco di trionfo e dopo una breve fila ed altre scale siamo in cima, ad ammirare Parigi distesa ai nostri piedi.
Dall’arco di trionfo partono strade in ogni direzione, a formare una raggiera. I palazzi di fronte hanno all’ultimo piano giardini pensili con tanto di erba.

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Threadgoode ha svarionato alle 14:44 | link | commenti
categorie: parigi
mercoledì, 12 settembre 2007

Il viaggio è abbastanza turbolento, ma riesco a sopportare abbastanza bene gli scossoni. Divento un po’ il divertimento di quelli che ci stanno intorno che ad ogni sbalzo si girano per ammirare le mie espressioni. Però alla fine riesco anche a fare delle foto, e a guardare le Alpi (e diciamocelo, la paura del volo val bene quello spettacolo fantastico). Ammiro i ruscelli (o le strade?) che si snodano tra le valli e zone di bianco dove nemmeno le temperature torride di quest’estate sono riuscite a sciogliere la neve . Il Bimbo in tutto questo continua a tenermi la mano, spiegandomi le reazioni dell’aereo, il motivo per cui stiamo volando col culo un po’ basso.

Riesce anche a non ridere del mio sguardo perso quando troviamo un vuoto d’aria ed ogni secondo controlla che sia tutto a posto.


Quando siamo ormai vicini all’atterraggio mi guardo intorno per vedere barlumi di Francia ma è tutto coperto da una coltre di nubi, un unico immenso tappeto grigio che ad un certo punto ci circonda completamente. Stiamo scendendo.

L’atterraggio è dolce, nemmeno sentiamo le ruote che toccano l’asfalto, in una pista lunghissima che non finisce più. Camminiamo almeno 5 minuti, passando tra aerei in attesa di nuovi passeggeri fino a che finalmente ci fermiamo e si spengono i motori.

L’aria è fredda ma non ho tempo di fermarmi a prendere la felpa dobbiamo salire sulla navetta che, dopo altri 5 minuti di cammino, ci porta al nostro terminal. Qui finalmente posso scaldarmi e cominciare a sentir parlare francese.

Trovare il treno che ci porterà a Parigi sembra inizialmente un’impresa difficile. In realtà in pochi minuti ci ambientiamo e siamo sulla pensilina in un attimo.

Attraversiamo la campagna e alla periferia della città ci immergiamo sotto terra attraversando una Parigi che, sopra di noi, è ignara della nostra presenza e continua la sua vita centenaria in un turbine di rumori e odori caratteristici.

Prendiamo possesso della stanza d’albergo (piccola, stretta, vecchia ma che a noi pare una reggia) e ci incamminiamo subito verso quella meta di cui parlo ormai da giorni: la Torre Eiffel.

Il Bimbo appena la vede sa solo commentare “Tutto qui? È un ammasso di ferro disordinato” uccidendomi all’istante. Ma mentre saliamo le scale, tra un critica alle macchie di ruggine e un ansimare mio, si rende conto della maestosità di un’opera nata per vivere poco tempo e che invece si trova ormai lì da più di 100 anni diventando un simbolo a livello mondiale. Forse una delle ultime opere nata per il gusto stesso dell’opera e non per servire all’uomo.

E dall’alto dell’ultimo piano, dove ad ogni lato sono segnate le distanze chilometriche con le più grandi città del mondo, è Parigi che la fa da padrone, con le sue luci, il suo scintillio, i suoi palazzi, chiarendo in maniera netta è decisa che sempre è e sarà la Ville Lumière.


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Threadgoode ha svarionato alle 22:29 | link | commenti
categorie: parigi
mercoledì, 22 agosto 2007

Primo giorno Lunedì 06/08/07

 

Dopo una notte insonne, alle 11.30 mi presento a casa del Bimbo pronta per partire. La paura di perdere il volo è maggiore della paura di volare, voglio essere in aeroporto in tempo per non dover fare le corse. Tra le altre cose i cartelloni sulla Fi-Pi-Li avvertono della presenza di code all’altezza di Santa Croce sull’Arno, quindi non gli permetto nemmeno di prendere un caffé, ma lo obbligo a partire al volo.

In realtà non c’è nessuna coda e alle 12.30 siamo già a Firenze. Lasciamo la macchina al suo ufficio e chiamiamo un taxi che ci porta all’aeroporto.

Il volo è alle 16.05 e, come mi fa costantemente notare il Bimbo, siamo nettamente in anticipo. Pranziamo quindi all’interno in un Autogrill (ma non erano sulle autostrade????) e ci mettiamo ad aspettare buoni buoni il check-in. Nel frattempo lo costringo a spendere 7€ per far imballare la sua valigia in un bel cellophane rosa con tanto di assicurazione per il bagaglio.

Alle 14.05 finalmente comincia il check-in e io voglio essere la prima della fila. Il Bimbo insiste per aspettare poi si rassegna e si mette in fila. Ma quando si volta per vedere indietro si rende conto che l’idea non era così pessima visto che la coda dietro di noi aumenta a vista d’occhio.

Il check-in non ci dà nessun problema ed eccomi così proiettata verso il nostro gate, con il Bimbo già stressato dalle mie ansie che si trascina dietro la mia valigia con dentro un cambio per entrambi (non si sa mai).

Mi siedo di fronte al nostro gate e la paura comincia ad aumentare con il tempo che passa. Osservo i bambini intorno a noi e mi dico che se non hanno paura loro non ne devo avere nemmeno io.

Finalmente alle 15.35 chiamano l’imbarco per il nostro volo e sono costretta a controllarmi per non fiondarmi sul bus che ci porterà all’aereo. Nel frattempo controllo che i posti siano vicini (17A e 17B meno male).

Saliamo per ultimi sul bus che tentenna due volte e poi si spenge. Dentro di me si accende una lampione rosso e penso “Cominciamo bene…”

Ci buttano dentro un altro autobus che parte subito e compie i 500 metri che ci separano dall’aereo in pochi secondi (giuro, erano 500 metri davvero).

Io guardo quella cosa con le ali e le prime parole che mi salgono alle labbra sono “Ma perché è così piccolo????”. Il Bimbo, non ancora conscio della quantità della mia paura, ride.

Mentre salgo le scalette mi cominciano a tremare le gambe e la mia reazione non appena vedo l’interno dell’aereo è semplicemente quella di scendere immediatamente. Il Bimbo, intanto, continua ad ignorare quello che ormai è definitivamente terrore. Comincio a respirare a vuoto, tutto intorno a me sembra fluttuare e penso che se non esco immediatamente sverrò o vomiterò… o entrambe. Con le gambe piombate vado avanti e trovo subito i nostri posti. Naturalmente siamo sulla coda, che pretendevi? Il Bimbo incomincia ad intuire qualcosa (credo che il mio colorito ceruleo e mio sibilare mentre respiro lo abbiano un attimino insospettito) ma ancora non ha idea di quello che lo aspetta. Mi siedo e allaccio la cintura di sicurezza e a quel click una lampadina si accende nella sua testa. Faccio per alzarmi e scappare ma la cintura mi trattiene. Cominciano a gonfiarsi gli occhi preannunciando una crisi di pianto. A quel punto cerco di recuperare il controllo di me stessa, prima di mettermi a vomitare (ma ho già adocchiato le buste apposite di fronte a noi). Cerco di normalizzare la respirazione e, se non altro, l’aereo smette di fluttuare.

Seguono una serie di scambi di battute col Bimbo che non ricordo, forse a causa della mancanza di ossigeno al cervello.

Dopo pochi minuti l’aereo comincia a muoversi, ma io sono rassegnata. Lo devo fare (anche perché hanno chiuso i portelli e ho ancora abbastanza orgoglio per evitare di far fermare l’aereo in fase di decollo).

Mi attacco con una mano al bracciolo e con l’altra al Bimbo mentre i giri dei motori continuano ad aumentare. Ho sete e la bocca asciutta ma le hostess sono sedute per la fase di decollo. I giri del motore aumentano ancora e ancora e ancora mentre l’aereo è frenato. Ad un tratto il pilota lascia i freni, cominciamo la nostra corsa sulla pista di decollo, l’aereo vibra, i rumori si fanno assordanti, poi d’improvviso si stacca dall’asfalto. Passano alcuni secondi in cui sembra di essere sospesi nel vuoto, come quando durante il salto c’è quel attimo in cui smetti di salire ma non hai ancora cominciato a cadere. Dura forse troppo, ci mettiamo tanto ad arrivare in quota, l’aereo continua a sussultare e farà tutto il viaggio con la coda abbassata, ma ce l’ho fatta.

Sto volando.

Threadgoode ha svarionato alle 22:21 | link | commenti
categorie: viaggi, parigi
lunedì, 23 luglio 2007

Ha un cervello piccolo come un uovo di gallina

Ha 44 anni e conduce una vita normale malgrado la grave patologia, un’idrocefalia non comunicante. Nella sua testa vi è appena un decimo della normale massa celebrale

PARIGI
Quarantaquattro anni, sposato con due figli, dipendente statale. Sembra un uomo come tanti, invece è finito sull’ultimo numero della rivista medica inglese The Lancet. Il motivo: a causa di una grave patologia il suo cervello ha lesioni definite dai medici "impressionanti", eppure lui conduce una vita normale.

Il caso è stato portato alla ribalta delle cronache dai medici dell’ospedale dell’università di Marsiglia. Il paziente si è presentato da loro per la prima volta nel 2003 per problemi alla gamba sinistra. Dopo gli esami neurologici gli è stata diagnosticata un’idrocefalia non comunicante, una grave malattia che provoca l’accumulo di liquido all’interno del cranio, che a sua volta comprime la massa cerebrale. Il neurologo che ha descritto il caso riferisce che gli esami di laboratorio hanno mostrato delle immagini veramente inusuali con delle cavità enormi lasciate dal liquido. Il cervello stesso, sia la materia grigia che quella bianca, è completamente schiacciato contro il cranio. Questa discordanza tra immagini così inquietanti e una vita praticamente normale è un messaggio di speranza.

Dopo aver effettuato gli esami neurologici, i medici francesi hanno misurato anche il quoziente intellettivo dell’uomo, ottenendo un valore di 75, leggermente più basso del minimo considerato ’normalè, teoricamente stimato in 80.

«Non è il primo caso riportato di persone che con importanti lesioni riescono a mantenere delle buone capacità cognitive, anche se i danni al cervello di questo paziente sono impressionanti - commenta Alfonso Caramazza, direttore del Centro Interdipartimentale Mente Cervello (Cimec) dell’università di Trento - negli anni ’60 ad esempio l’epilessia grave si curava togliendo metà del cervello, eppure i bambini sviluppavano delle eccellenti capacità cognitive all’età di 18-20 anni. È un esempio della plasticità del cervello, che riesce comunque a funzionare pur essendo danneggiato, secondo meccanismi che ancora sono del tutto sconosciuti. Bisogna inoltre sfatare il mito che le dimensioni del cervello sono proporzionali alle capacità: basti pensare che Einstein, secondo uno studio di due anni fa, aveva un cervello più piccolo della media».

I medici francesi, ricostruendo la storia clinica del paziente, hanno trovato che i primi segni dell’idrocefalia si erano manifestati all’età di 6 mesi, e successivamente a 14 anni. In entrambi i casi con un intervento si era eliminato il liquido in eccesso, che però ha lasciato i danni, per cui non esistono cure, descritti nell’articolo.

«Al giorno d’oggi non ci sono terapie per riparare ai danni delle lesioni al cervello, nè comportamentali nè farmacologiche - conferma Caramazza - in futuro forse sarà possibile trapiantare cellule cerebrali, ma questo tipo di operazione per ora è stata fatta solo sugli animali, su cui comunque ha dato ottimi risultati».




Credo che, indagando bene, anche molte mie conoscenze abbiano questo problema....

Threadgoode ha svarionato alle 20:50 | link | commenti
categorie: varie